L'Angolo di Raffaele, Le ricette di casa

Memorie: knodel alla napoletana e maledette doppie

di Raffaele Abbate

Quando finalmente, a cagione della prematura dipartita della precedente novantaseienne inquilina, riesco ad ottenere in fitto dall’INPS un prestigioso appartamento in Corso della Libertà (Freiheits Strasse) con vista sul piacentiniano Monumento alla Vittoria (non si può avere tutto dalla vita).

(Il mio appartamento è indicato dalla freccia)

Viviamo a Bozen tutti gli effetti e quindi si mangia alla bolzanina.

E così ci procurammo  la ricetta e  gli ingredienti e provammo a fare i canederli (knodel come li chiamano gli indigeni) ma li  facemmo a modo nostro, alla napoletana.

Canederli asciutti mare e monti

Ingredienti: dosi per 4 persone

500 gr di pane raffermo
100 gr di farina bianca
300 gr di vongole
300 gr di cozze
200 cl di vino bianco secco
100 grammi di champignons
3 uova
2 l di brodo vegetale
500 gr di pomodorini
erba cipollina
prezzemolo
noce moscata aglio  sale pepe q.b.
Maionese

Preparazione

In una padella faccio soffriggere in 4 cucchai di olio di oliva uno spicchio d’aglio, quando imbiondisce aggiungo le vongole e le cozze, aggiungo il vino bianco, faccio sfumare,  copro la padella e faccio andare a fuoco basso per 10/15 minuti fin quando i frutti di mare non sono completamente aperti .

Sguscio i frutti di mare e li conservo in una terrina con parte del liquido di cottura opportunamente filtrato.

Faccio soffriggere in padella i funghi tagliati a spicchi sottili, quando sono cotti li asciugo con la carta da cucina e li conservo in una terrina con una parte dell’olio di cottura

In una ampia zuppiera  metto il pane a pezzi privato della “scorza”, aggiungo le uova, una parte del liquido di cottura dei frutti di mare, impasto con le mani, successivamente unisco i frutti di mare, aggiungo i pomodorini tagliati a spicchi, aggiungo i funghi, mescolo per bene,  aggiungo man mano la farina affinché l’impasto non faccia i grumi, per finire aggiungo il prezzemolo anch’esso sminuzzato finissimo, aggiusto di sale e pepe, spolvero con della noce moscata.

Con l’impasto formo della palline della grandezza di una pallina da tennis.

Le  metto poco alla volta cuocere nel brodo vegetale nel quale ho aggiunto il resto del brodo di cottura dei frutti, per all’incirca 7-8 minuti fino a che non vengono a galla.

Nel piatto.di portata faccio un tappeto di maionese, sopra adagio i canederli spolverizzati con dell’erba cipollina.

Provammo a farli assaggiare ai colleghi indigeni, non piacquero.

Fu un vano tentativo di melting pot culinario per cercare di costruire una identità condivisa partendo dal cibo.

Intanto da ligio cittadino mi reco all’anagrafe per richiedere la residenza a Bolzano.

L’enorme salone gotico mi intimidisce, dalle vetrate policrome il timido sole manda una luce verdastra. Sul fondo del salone una batteria di sportelli, ognuno con una targa bilingue. Davanti a quello “Richiesta Residenza” (dopo tanti anni non rammento la versione tedesca) nessuno è in fila: meno male mi sbrigherò presto.

Dietro lo sportello un gigantesco esemplare di quelle vallate: alto, occhi azzurri, i biondi capelli tagliati a spazzola formano quasi un tutt’uno con le cespugliose sopracciglia incongruamente nere, indossa una militaresca camicia color caki e le regolamentari mezze maniche nere che in quegli anni molti impiegati ancora indossano.

Mi avvicino con aria decisa: “Buongiorno, vorrei fare richiesta di residenza ” Il montanaro, con aria assente, agguanta una penna, tira fuori da un cassetto un modulo e con un pesante accento tedesco : “Cognome e Nome” e resta in attesa con la penna a mezz’aria.

Mi sento come davanti un Obersturmenfurher delle SS e con voce strozzata “ABBATE RAFFAELE” e per essere collaborativo aggiungo “ABBATE con due b” (da quando vivo al Nord, non so perché, il mio cognome lo hanno scritto sempre con una b).

Il montanaro mi guarda, guarda la penna, guarda il modulo e , prendendo la rincorsa con la mano pesante e callosa, comincia a scrivere.

La natura mi ha dato una strana facoltà: riesco a leggere a rovescio e mi accorgo che il montanaro nella riga del modulo destinata al cognome ha scritto : ABATECONDUEBI.

Data la rilevanza della cosa, non vorrei far la fine degli emigranti in America che ad Ellis Island si trovavano con il cognome cambiato dagli agenti della emigrazione, interrompo la laboriosa operazione di scrittura: ” Scusi signore, ha scritto male ! Il mio cognome è Abbate con due b ”

Il gigante dietro lo sportello si arresta di colpo, mi lancia uno sguardo iroso, strappa il modulo, lentamente ne tira fuori un altro, prende la rincorsa e ricomincia a scrivere, due goccioline di sudore gli imperlano la poco spaziosa fronte.

Ad un tratto durante queste laboriose operazioni ho una illuminazione, so come finirà questa storia e mi assale il panico.

Difatti nella casella cognome del modulo, con la rotonda grafia del gigante biondo, prende corpo lentamente questo cognome ABBATECONDUEBBI….

Vorrei scappare, temo una reazione violenta, una rappresaglia feroce, dall’età il soggetto può avere anche militato nella divisione Bozen delle SS, ma tutto sommato il poveretto non ha fatto altro che scrivere ciò che avevo detto.

Ma al mio cognome ci tengo per cui prendo coraggio e lo fermo prima che scriva le due ultime b.

Il gigante biondo mi guarda, si addolcisce e: “guardi scriva tutto lei! L’avevo detto al mio capo che mi ha voluto mettere allo sportello che non ho dimestichezza con la penna”.

Riempio velocemente il modulo, il gigante biondo ci appone con violenza il regolamentare timbro e con un sorriso aperto: “Grazie Signor Abbate! Certo che i vostri cognomi italiani sono molto difficili da scrivere”

Siamo quasi diventati amici: ” Di nulla e con chi ho avuto il piacere ” Battendo i tacchi che risuonano cupi nell’ampio salone:”Wolfgang Friederich Tschuhenthaler molto piacere”

Raffaele Abbate

 

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