Cazzeggi, L'Angolo di Raffaele, Luciano Odorisio

Le avventure di Hashimoto Parte III

Di Raffaele Abbate 

Dopo la scoperta dei versi di Hashimoto e  del suo sequel   seguiamo il nostro nel suoi viaggi.

In uno dei suoi viaggi si è trovato a passare nella terra dei pastori silenti sulla Maiella e ha lasciato il segno .

Un certo Motilinsegnije fu profondamente attratto dallo spirito poetico nippo-napoletano della scuola Hashimotiana e gli si convertì.

Di lui parla il noto scrittore roccascalegnano–kiotano Nduccio Tashiuko Pomponio nella sua opera “Nun è che sule Gabriele è lu poeta de la Maiella isse e li tamerici salmastre e le coccole aulente ovvero Biografia di Motilinsegneje”

E’ d’uopo qualche notazione biografica su questo oscuro,  ma non per questo meno sublime poeta pastore che assomma in se, in un mix originalissimo, sia l’ispirazione hashimotiana degli haiku e do samurai che nun se scorda a mamma sia quella napoletana del Cacace de “o piscatore ro mare e Okinava sia, infine, la poesia ovino-dannunziana “piove su nostri corpi e a prossima volta portete o mbrelle “

Motilinsegnije è un alto pastore della Maiella (alto nel senso che si è istruito presso l’università “Malisìtu o no” facoltà di psicologia degli ovini, ma in realtà non supera il metro e cinquanta per due di circonferenza) e trascorre molto del suo tempo nei pascoli ove esercita il suo pensiero nella traduzione del pensiero umano in quello ovino e viceversa.

Eccone un frammento significativo della sua produzione poetica dal titolo

LI PECURE E L’AKASHA

Na akasha je  truvai
pe li pekuri lu magnà
Chiave Illusoria
Accesso ai segreti
dell’akasha.

NOTE AL FRAMMENTO

E adesso entriamo nel significato profondo della squisita poesia e che estrinseca la intensità dell’animo di Motilinsegnije.

Un giorno il Poeta si accorse che le pecore non brucavano più volentieri quella verde, tenera e rorida erbetta tanto declamata dal suo antenato, il famoso poeta “Agabbriè”. –Mmmm…mi sa tante ca ci manche nu poche de concime, mo li vaje a’ ccattà-

Si recò così allo spaccio, ma tuzzula tuzzula, nessuno gli apriva.

-Mò li vu vedè ca custù ma fatte na frigature e si n’è iute a scià mezza a la neve?-

Infatti il negoziante, che amava praticare lo sci di fondo,  ma sopratutto amava le sciatrici e che soffriva, a cagione degli stravizi sessuali, di smemorataggine, aveva lasciato la chiave dello spaccio infilata nella toppa.

Il furbo pastore :”Ah! Li si lassate aecche la chiave? E mò ti freghi jè”

Motilinsegnijè cauto cauto aprì la porta e cercò il concime.

Ed infatti : “Cerche tu ca cerchi jè… ti so truvate! Li vu vedà ca sta dentre a la Kascia?”

Infatti così fu: quatto quatto aprì la kasha, prese il concime a base di sterco di pecora della Maiella e di un ingrediente segreto del negoziante che tutti chiamavano : “Doppetelaccongiijè come si deve“.

Il poeta tornò sui verdi pascoli e lo versò sulla tenera erbetta.

Il giorno dopo tutte le pecorelle rincorrevano il montone e il suo gregge in breve tempo divenne numeroso e lui ricco.

Intanto il negoziante Doppetelaccongiijè come si deve considerato che il merito della ricchezza del pastore poeta era merito anche dell’ingrediente segreto gli chiese una percentuale.

Motilinsegnije taccagno più taccagno dei taccagni giapponesi rifiuta di pagare, sfodera la sua fida katana (non se metto la katana lo sponsor non mi paga) ed infilza il povero Doppetelaccongiijè come si deve.

Numerosi critici si sono arrovellati per chiarirne il significato occulto e profondo della lirica.

L’interpretazione di essa ha determinato furibondi litigi tra gli epistemologi: quelli della scuola afragolese con a capo Salvatore Cape Eh Khiouve ritengono che la parola akasha   sia da attribuire al puro caso data la scarsa conoscenza della lingua italiana da parte del poeta pastore; al contrario i seguaci di esegesi ortodossa che fanno capo ai maestri coreani Phal Eh Risho e Phan Ahn Zaroth e a Gennarino Sososha Quagliarulo che nell’ammiratissima opera “Pekore e kaciotte A nuie chesti cose non ce piacene , è meglio na bella mpepata e cozze” scritta a 5 mani perché Sososha era detto il monco danno una interpretazione diversa: la lirica è dedicata all’Akasha 3500 Common Rail , il  SUV con il quale Hashimoto imperversava  sui  tornanti della Maiella infastidendo le pecore del buon poeta pastore che  preso dall’ira aggredì Hashimoto  con la fida katana

Morale della storia

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