L'Angolo di Raffaele, Luciano Odorisio

25 Aprile: La storia di Zio Vittorio

 

Zio Vittorio è quello al centro in basso

Come ogni 25 aprile propongo la medesima storia in memoria di Zio Vittorio. Anche per questo nella nostra famiglia non si pratica il revisionismo storico

Il giorno dei morti del 1952, la rotonda, davanti al cimitero di Benevento, è affollata di fiorai improvvisati che da grosse ceste di vimini offrono ai visitatori spennacchiati e polverosi crisantemi giallo pallido.

Nonna Maria, con me al seguito supera di corsa la schiera dei questuanti.

Nella profonda borsa di paglia un fascio di begonie striate di viola raccolte la sera prima dalle piante del giardino sul terrazzo di casa. “A mio figlio i fiori dei morti? Ma per l’amore di Dio!”.

E come ogni anno, seduta davanti alla lapide, Nonna racconta, a me ed anche a chi non vuole ascoltare, la storia del  figlio Vittorio.

La racconta in terza persona, è una favola senza lieto fine.

Un treno militare tedesco è in fuga da Napoli dopo le 4 giornate, diretto a Foggia. Verso sera il treno è costretto a fermarsi a Vitulano perché è iniziato il solito bombardamento notturno su Benevento.

I valorosi soldati dell’ esercito tedesco,accompagnati da qualche prode camicia nera, pensano, per occupare il tempo di sosta, di rastrellare qualche “volontario” per l’organizzazione Todt, tra i pochi abitanti di quella piccola frazione attorno al fiume Calore. Vittorio ha sedici anni e tanti amici e gironzola spesso, anche la sera tardi.

Quando vede arrivare i prodi rastrellatori, di corsa, li precede nelle poche case e dà l’allarme: “Via! Via! Scappate!”.

Tutti i maschi si nascondono nel bosco. Vittorio rimane indietro e resta tutta la notte nascosto in un canneto, immerso nell’acqua gelida del fiume Calore.

Dalle sponde del fiume i prodi germanici e le  servizievoli camicie nere fanno il tiro a bersaglio verso il bosco intorno al fiume  e saccheggiano dalle masserie il poco cibo rimasto.

La mattina dopo, passato il bombardamento, il treno riparte senza alcun volontario.

Vittorio non vide il Natale del ’43.

Allora si moriva di polmonite e di endocardite.

Nell’Ospedale di Benevento occupato dagli americani e dagli inglesi la penicillina non la davano agli italiani.

Benevento distrutta e liberata 

Di Raffaele Abbate 

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