Cinema & Teatro, L'Angolo di Raffaele, Racconti degli Amici

Corso gratuito di scrittura: Lezione n. 7

 

di Raffaele Abbate

dopo la prima lezione  e la seconda lezione  e la terza lezione  , la quarta lezione , la quinta lezione, la sesta lezione 

per chi interessa:  i miei libri li  può trovare qui 

Il finale

Le tipologie  dei finali sono queste:

finale chiuso è una conclusione che risponde a tutte le domande poste nel libro, nonché chiude tutti gli spunti narrativi aperti durante la storia. Ogni personaggio è giunto al termine della sua vita narrativa.

finale aperto molto di moda negli ultimi tempi e molto in voga soprattutto nei romanzi di genere, ha lo scopo di lasciare il dubbio nella mente del lettore, nonché dargli la possibilità di decidere lui il finale di quella storia, di “indovinarlo”, in base a quanto ha letto e alle informazioni che ha recepito.

finale circolare si trova molto di frequente nei romanzi horror e del soprannaturale, ma non solo. Il finale circolare fa ritornare il lettore al punto d’inizio, concludendo la storia da dov’era cominciata tramite l’utilizzo del flashback.

 

Comunque  vale una sola regola ed un solo obbligo: il finale deve essere memorabile.  Deve  restare  per sempre  nella memoria del lettore

Sono un accanito seguace del finale “spiazzante” lo switching ending ( il punto di vista del lettore viene  ribaltato con un colpo di scena finale che capovolge la prospettiva iniziale.)

E’ stato introdotto dai telefilm Ai confini della Realtà.

Un esempio mirabile di finale “spiazzante” è quello del film I soliti sospetti : “La beffa più grande che il diavolo abbia mai fatto, è stata convincere il mondo che lui non esiste. E come niente, sparisce”.

Tutti I miei finali spiazzanti (non temo di fare spoiler)
Acqua sangue e champagne (da I fetenti) il racconto completo
Il finale
Dopo un’ora la fedele infermiera è completamente scuoiata e ridotta a pezzi facilmente trasportabili.
I resti e neanche tanti, la poverina era muscolosa ma per niente grassa, sono composti pietosamente in una rigida valigia in plastica rigida.
Oltre alla salma la valigia ospita diversi tondini e alcuni tubi di ferro dimenticati su un balcone dai muratori quando avevano ristrutturato il palazzo.
Resta ancora da eliminare il sangue sparso in giro nella camera di Letizia, lungo il corridoio e lungo la scala che porta alle cucine.
Dopo il telefono e l’elettricità è andata via anche l’acqua: E’ impossibile lavare , malgrado i metri cubi d’acqua che circondano il palazzo.
L’unica sostanza liquida utilizzabile è lo champagne rimasto dalla festa della sera prima. Iovino si avvia verso il salone. In fondo dietro ad un lungo tavolo dove era stato apparecchiato il lussuoso buffet vi sono accatastate alcune casse di Moet Chandon.
Iovino ne trascina una nella camera di Letizia, inizia a inondare il pavimento con il perlato liquido che si mescola al sangue e lo diluisce.
Bolle rosse si schiariscono sempre di più fino a diventare rosa.
Iovino con un mucchio di lenzuola asciuga il pavimento della camera e del lungo corridoio.
Quando ha terminato raccoglie le lenzuola inzuppate di sangue e profumate di champagne e le scaraventa dalla finestra nel mugghiante Arno. Le sirene si fanno sempre più vicine. Iovino ritorna in camera, si toglie gli abiti imbrattati di sangue, li butta dalla finestra, riempie la vasca dei champagne, vi si immerge, ed indossa abiti puliti. Si affaccia alla finestra e dall’angolo con Via de Benzi sbuca un anfibio rosso dei vigili del fuoco. Iovino fa un cenno di aiuto “Venite qui. Siamo in due e mia moglie sta molto male”. L’anfibio si avvicina facendosi strada tra i detriti e arriva sotto la finestra. L’acqua è meno di due metri della finestra. Due vigili con una barella di tela si arrampicano e entrano in casa. Iovino con un salto e con in mano la valigia scende nell’anfibio e si sistema a prua. Dopo qualche minuto i due vigili calano la barella, sulla quale è strettamente imbracata la signora Iovino. L’anfibio ritorna sul lungarno e si dirige Oltrarno dove sono stati attrezzati i punti di soccorso. Il fiume è ancora gonfio ma meno impetuoso: dopo avere invaso tutta la città si è calmato. Arrivati al centro del fiume, Iovino che è rimasto a poppa con la valigia poggiata sul bordo, con un gesto distratto la fa scivolare in acqua.

La valigia entra in un mulinello, ruota per un poco, si mette di traverso e affonda lentamente mentre l’anfibio sta per approdare sulla riva opposta.

Un vigile del fuoco che si è accorto della cosa “Signore le è caduta la valigia in acqua. C’era qualcosa di importante”

Iovino con aria assente “No niente di importante. Solo i pezzi di una vita chiusa e finita” Il vigile “Lei è molto romantico”.

La tana del salmone

Il Finale 
Nell’arco della porta di ingresso è ferma una donna, alta, magra, elegante in un lungo soprabito di renna beige, i lunghi capelli castano chiaro sventolano per la brezza che arriva dal mare e quasi le coprono il viso affilato. Manda a Stefano un largo sorriso: “Vi stavo ascoltando mentre parlavate di Laura Mazzarella, sono una giornalista free lance, mi chiamo Siria De Paola, vorrei scrivere un pezzo sulla storia di quella povera donna. Mi racconta qualcosa Signor Lasevic?” Stefano ricambia il sorriso: “Volentieri, ma le posso raccontare ben poco, lo incontrata solo una volta. Gli altri incontri erano stati solo virtuali, in chat. E come può intuire mi ha detto ben poco della sua vita, Non credo che possa scrivere molto” La free lance non desiste ed insiste: “Stefano, se mi permette le vorrei offrire il pranzo, a tavola si parla meglio e anche se sa molto poco della Mazzarella mi basta per scriverci un articolo di 25 righe, questo è lo spazio che danno ad una precaria come me. Poi racconto la storia ad mio amico scrittore, quello da una storia poche righe è capace di tirarci fuori un romanzo di molte pagine, con tanti personaggi ed eventi. Sempre che abbia voglia di
scriverlo. E magari la fa diventare anche un personaggio del romanzo. Se dovesse decidere di scriverlo la faccio contattare, lui si chiama Raffaele Abbate.”

Postilla finale dell’autore

Appena lessi il piccolo articolo della De Paola,imprecai: “Cosa me ne frega della storia di una povera pazza e di un sconosciuto pittore gay?” E’ una parola scrivere un romanzo partendo da tali banalità. Poi mi sono messo all’opera ed ho costruito questo enorme castello di fantasia. Potrebbe crollare con un soffio di vento. Chi lo sa? Spetta ai miei lettori decidere.

Il finale

Entra all’interno della cappella, si accorge della lapide caduta e della cassa aperta poggiata sul cavalletto: “Ohi Ohi Ciro neanche da morto trovi pace, ma ti meriti tutto! Dicevi sempre: i signori della canapa non lasciano in giro conti aperti, né in dare né in avere. E tu li hai chiusi tutti come è giusto che fosse. Ah dimenticavo di dirti che tuo figlio, si fa per dire, mica è tuo, lo sai molto bene, sai ora è diventato senatore. Chi se lo poteva immaginare! Sei contento? Ora però aspetta, devo finire il lavoro che ho iniziato tanti anni fa. Ora devo fare a pezzi tutte le tue ossa ed il tuo teschio. E ritieniti pure fortunato, stai meglio del povero Salvatore di cui non si è trovato neanche un frammento. Peccato che Aida, tua cognata, sia morta da dieci anni ed ora non può aiutarmi, come fece allora. Non lo sai che andai nella sua masseria quando quella sera scappai da quella fottuta trattoria? Fu molto ospitale e trovammo presto un’intesa: toglierti dalla faccia della terra. E pensò a tenere a bada il maresciallo Puleo e tanto che lo tenne a bada se lo sposò. Dulcis in fundo anche Treves il tuo caro amico e complice mi diede una mano, infatti mi procurò la pistola, mi insegnò ad usarla e depistò le indagini. Comunque ho ricambiato il favore, gli ho fatto fare una bella carriera. Ora però è di certo all’Inferno, insieme a te. ”

E dopo aver frantumato le ossa ed il teschio a colpi di falcetto, si siede stremata su una sedia di paglia in un angolo della cappella e sorridendo: “ Beh per oggi ho finito!”.

Da: io@paradiso.net
A: osservatoregon@libero.it
Oggetto: Risposta al tuo rapporto finale
Caro Gondrean,
devo essere sincero, la tua proposta del rewind definitivo mi sembra una vera cazzata.
Ma tu sei impazzito! Vuoi distruggere tutto, mi vuoi vedere in mezzo ad una strada.
Poi in Paradiso sai che folla, ci andranno tutti e mica abbiamo Uri per tutti.
Noooo, non esiste, non se ne fa nulla.
Siente a me… nun è cosa.
Forse non lo sai, ma al momento della creazione ho stabilito la regola dell’immutabilità del tempo, è come se ci fosse un’Agenzia per il Controllo Cronologico che impedisca la comparsa di curve temporali chiuse, così da rendere l’universo un luogo sicuro per gli storici e per gli umani.
Un evento non si può cambiare, non posso farlo neanche io che sono onnipotente, molti scienziati hanno ipotizzato i viaggi nel tempo, ma la cosa è possibile solo per i romanzieri e per gli sceneggiatori dei tanti film sul tema. Ho studiato il tuo rapporto finale e sto riflettendo sulle decisioni da adottare, ovviamente con i miei tempi che come ben sai sono eterni, per cui continua a restare al tuo posto e, da quello che so – e lo sai sono onnisciente -, te ne stai vedendo bene, grazie alla tua parte umana.
Salutami la tua bella agente immobiliare.
Firmato: Io, colui che non si può nominare
P.s.:
Hai voluto fare il furbo. Per indurmi al perdono dopo tanti “prodotti difettosi” – come li chiami tu – hai inserito alla fine la storia del monaco sordo che parlava ai Santi.
Fin quando ci saranno esseri umani così, c’è speranza.

(continua) 
PS
Chi è interessato può intervenire a scelta:
a) commentando sul blog
b) inviando una mail a questo indirizzo: raffaeleabbate_000fastwebnet.it
c) compilando il seguente modulo di contatto

Facebook Comments

Write a comment

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: