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L'Angolo di Raffaele, Racconti degli Amici

Corso gratuito di scrittura: Lezione n. 10

di Raffaele Abbate

dopo la prima lezione  e la seconda lezione  e la terza lezione  , la quarta lezione , la quinta lezionela sesta lezione,
la settima lezione   l’ottava lezione

la nona lezione 

per chi interessa:  i miei libri li  può trovare qui 

La storia di Ciro Grassi ovvero il personaggio che ti prende la mano.

Nel progetto iniziale di Canapa il protagonista doveva essere Lorenzo Grassi giovane canapiere rampante (tratto da un personaggio reale conosciuto all’epoca) che tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60 introdusse una ventata di novità nell’addormentato ed immobile sistema industriale frattese, incapace di porre rimedio alla crisi canapiera.

Lorenzo, giovane, aggressivo, seduce una sua operaia e fa una brutta fine, viene ucciso dalla sua giovane amante con la complicià del padre.

La storia si doveva sviluppare lungo questo tracciato incluso il “processone” in corte di assise

Solo come prologo-premessa introdussi il personaggio del padre di Lorenzo, Ciro.

Ma il carattere di questo personaggio era tanto prorompente e sopra le righe che non accettò il suo ruolo marginale e si sostituì completamente al figlio.

Capita anche questo con i personaggi.

Questa è in breve la storia di Ciro nella versione che sono  stato costretto a  scrivere diversamente dalle  mie intenzioni iniziali,  tratta direttamente da Canapa.

La nascita di Ciro

Quando la pancia di Anna cominciò a sporgere troppo dal camicione grigio da canapina, Don Severino Profili diede disposizioni al fido Pisapia che accompagnò la donna nel convento della Madonna dei Sette Dolori dalle parti di Roccamonfina.

Anna vi passò sei mesi.

Qualche minuto dopo l’ingresso del nuovo secolo nacque il bambino.

Anna l’avrebbe voluto chiamare Severino, come il padre, in fondo al suo padrone vuole bene, ma deve onorare il padre morto di anna  e così il nome scelto fu Ciro, anche con l’approvazione di Don Severino.

Il piccolo Ciro rimase con le suore, la retta la avrebbe pagata Don Severino, per il tramite di Pisapia.

Anna tornò a Frattamaggiore e riprese la vita di sempre: pettinare canapa e salire ogni venerdì nell’archivio dove il più delle volte parlavano soltanto.

Il vecchio padrone era sempre più stanco e solo.

Una volta al mese, accompagnata da Pisapia con il calesse, Anna andava a Roccamonfina a trovare il piccolo Ciro.

Intanto tutti gli eredi Profili, dalla consorte donna Concetta Russo, ora tutta dedita ad opere pie e rosari giornalieri, per farsi perdonare trascorsi peccati, ai rampolli, i due figli e le sei figlie, non aspettavano altro che il patriarca iniziasse l’ultimo viaggio verso la cappella in stile barocco, posta al centro del cimitero, a memoria imperitura della gloria dei Profili.

Ed invece la notte del 29 aprile 1910 fu Anna che iniziò il suo ultimo viaggio.

La storia d’amore di Ciro

Dopo qualche minuto dalla porta esce prima una figura alta e slanciata, i capelli castano chiaro, labbra carnose e il mento tondo con una vistosa fossetta al centro: è Ciro Grassi il fratello bastardo del padrone, niente di nuovo sotto il sole, per i signori della canapa, illegittimi inclusi, vige sempre una sorta di jus primae noctis.

E Ciro, accolto trionfalmente da tutto il paese, come eroe della conquista dell’Abissinia, ha esercitato il suo jus verso Fedora
Dopo le nozze Ciro e Fedora partono per Tripoli, la nuova assegnazione del tenente della Polizia Africa Italiana, Grassi .

Dopo qualche mese nasce in terra d’Africa l’erede, il piccolo Lorenzo.

La morte di Lorenzo

Lorenzo gironzola tra le bancarelle del mercato, dopo tanto tempo finalmente si vede tanto ben di Dio.

In casa non ha mai sofferto la fame grazie al lavoro di parrucchiera della madre e grazie al danaro che il padre ha sempre mandato dall’Africa.

Gli anni della guerra sono stati anni duri, diversi dalla vita in Libia.

Di quegli anni Lorenzo ha vividi ricordi della grande casa di Tripoli, con un’ampia terrazza ed un ombroso giardino con tante palme. E ricorda ancora molte frasi in arabo, apprese dai suoi compagni di gioco.

All’inizio del 1940, prima che scoppiasse la guerra, con la mamma sono ritornati a Frattamaggiore.

Si sono sistemati nella vecchia e piccola casa del defunto nonno materno Nicola, sistemata alla meglio con i pochi risparmi.

All’ingresso del mercato ha incontrato il suo compagno di scuola Mario ed insieme continuano il giro.

Una bancarella interessa in maniera particolare i due ragazzi: quella dei fuochi artificiali.

Dopo tanti anni, Salvatore il fuochista è ritornato; dopo i botti di guerra, i suoi sono botti di pace e sta facendo affari d’oro ma, purtroppo per Lorenzo e Mario, Salvatore non vende a credito.

Poi visto le loro insistenze e anche per mandarli via :”Volete fuochi gratis? Potete averli. Portatemi bossoli usati, in mezzo a tanti, ci possono essere proiettili inesplosi e ci ricavo dell’ottima polvere nera. Li trovate nel poligono di tiro che i marocchini usano fuori Cardito.”

I due non si fanno ripetere il consiglio e di corsa vanno al campo dei marocchini.

E’ mezzogiorno, stanno servendo il rancio, nelle torrette le guardie sono distratte ed i due ragazzi, attraverso un foro nel recinto di filo spinato, entrano nel campo ed arrivano al poligono, richiamati dal rumore ritmico e continuo di una mitragliatrice.

Tre soldati hanno completato il loro turno di esercitazione e si avviano verso la baracca della mensa.

Parlano tra di loro, Lorenzo esce allo scoperto e li saluta in arabo. I tre restano sorpresi, poi, sorridendo, si avvicinano al bambino ed uno di essi lo carezza sui fianchi e sulle cosce.

Lorenzo allora comprende il suo fatale errore ed inizia a correre urlando: “Mario resta nascosto, dopo scappa via ed avverti mia madre”.

I tre non capiscono le parole di Lorenzo, ma lo inseguono e si allontanano da dove è nascosto Mario che attraverso il foro del recinto riesce a uscire e mettersi in salvo.

Arriva a casa di Lorenzo, ma la porta è chiusa, Fedora non è ancora tornata.

Si siede sul primo gradino ed aspetta piangendo.

Trascorre un’ora.

Un contadino di Cardito trova Lorenzo seminudo, ricoperto di sangue, abbandonato in un viottolo di campagna, non lontano dal campo dei marocchini.

Lo porta in Ospedale.

Il referto riporta: stato di choc, ferite lacero contuse sul viso, sulle gambe e sulla schiena, lacerazioni nella zona anale da penetrazioni multiple, lacerazioni delle corde vocali da penetrazione orale, i denti completamente rotti per evitare morsi difensivi .

Da qual giorno Lorenzo non disse più una parola..

”Corrente elettrica ad un bambino? Professore ma non è pericoloso?”

Cozzolino con un sorriso:”Signora vuole che suo figlio guarisca? Non c’è altra soluzione.  Dopo un paio di sedute cesseranno le convulsioni e riprenderà a parlare. Lo garantisco. Lo ricoveriamo nella mia clinica, stanza singola a pagamento, con il lettino aggiunto per lei. Ovviamente il trattamento elettrico si paga a parte”

Fedora scambia uno sguardo silenzioso con la sorella Aida, è lei che ha soldi. Un cenno di assenso e Lorenzo viene ricoverato.

Dopo una settimana il ritorno a casa: Lorenzo non ha più convulsioni, non parla, non annuisce, non scuote la testa, perde feci ed urine senza controllo, ha gli occhi sbarrati, non li chiude mai, immerso in un sonno senza fine.

E proprio quella mattina Ciro Grassi torna a casa.

Le due sorelle stanno pulendo il letto di Lorenzo.

Ciro le guarda:”Eccomi a casa e trovo molte sorprese. Fedora tranquilla vado via subito, non mi sporco le mani con una come te. Sei stata già punita”

Carezza Lorenzo:”Spero che Dio ti chiami presto in Paradiso, per stare senz’altro meglio”

Posa sul tavolo una busta piena di dollari e rivolto a Fedora:“Quando finiscono, fammelo sapere, non sia mai detto che la famiglia Grassi muoia di fame”

Si volta ed esce di casa chiudendo dolcemente la porta.

Fedora la prima moglie di Grassi, era stata trovata morta in un inzolfatolo, avvelenata dai vapori di zolfo, suicida con il figlio Lorenzo che non si era più ripreso dalle violenze marocchine.

La donna se lo era portato con lei all’altro mondo.

Passato un breve periodo di lutto, tanto per la forma, l’unico unico cruccio di Grassi è che ora non ha alcun figlio cui lasciare la ricca eredità

Alla fine Ciro Grassi si è liberato del figlio , il personaggio Lorenzo non poteva coesistere con il personaggio Ciro.

E la storia quindi non è arrivata fino agli anni ’60 e -tutto il materiale raccolto (articoli di giornali dell’epoca e fotografie) inclusi gli atti del processo per l’assassinio di Lorenzo- è finito a donne di facili costumi per colpa di quella solita saetta che bruciò l’hard disk.

Si sono salvati solo 6 immagini di articoli di giornali dell’epoca, erano sulla scheda esterna della mia macchina fotografica.

Posto solo  l’articolo finale  con la sentenza

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(continua)
Raffaele Abbate

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