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Cinema & Teatro, L'Angolo di Raffaele, Luciano Odorisio

Claudia va al cinema e forse altro

Per sfuggire alle incazzature per le sortite giallo-verdi, terapia letteraria disintossicante: un racconto in soggettiva dal punto di vista femminile con riferimenti cinematografici, cosa non semplice, ma almeno mi è servito per il tempo impiegato tralasciare le imprese comunicative giallo-verdi. Datemi in po’ di tregua

Claudia va al cinema e forse altro

Mi ha emozionato Roberto, mi ha colpito il suo invito al cinema.

Chissà che razza di film è ‘sto Sciopèn, mai sentito. Ho fatto finto di conoscerlo, anche perchè il regista, a suo dire, è suo amico

Ho cercato la recensione sulla Stampa, c’è un piccolo trafiletto: poche righe, con il giudizio di cinque stelle su cinque. Film premiato al Festival di Venezia con il Leone d’Oro come miglior opera prima. Soltanto per obbligo cinefilo ‘Sciopèn’ fa venire in mente “I vitelloni“., ma più che a Fellini è più vicino a Gogol e a Cechov, il film è fra quanto di meglio si è detto, dopo Germi (ma con maggior compattezza d’ispirazione), sull’Italia minore, spesa in chiacchiere velleitarie e in intrighi meschini.

A questo punto credo che non mi annoierò, credevo fosse i soliti film pallosi che danno nelle sale d’essai.

Smetto di lavorare e corro di corsa a casa per cambiarmi, resto davanti allo specchio a lungo, sono indecisa: se un abito di acchiappo o una cosa normale per andare al cinema con un amico, senza promesse per il dopo.

Decido per la seconda ipotesi: un jeans molto aderente, un maglione grigio chiaro con il collo alto simile a quello che indossa Hemingway nella foto del retrocopertina di Fiesta che ho comprato su consiglio di Roberto. Non l’avevo mai letto e mi ha preso tanto.

Arrivo in anticipo ed ho il tempo di parcheggiare in un cortile in fondo ad un vicolo di via Garibaldi. Ha cominciato a nevicare, accelero il passo. E meno male che ho messo il giaccone con il cappuccio

Pochi minuti a piedi e sono davanti all’ingresso del cinema. Roberto aspetta all’interno, nel piccolo foyer. Ha già fatto i biglietti e prendiamo posto nella piccola platea. Vi sono poco più di una dozzina di spettatori. Si spengono le luci ed inizia il film.

Dopo i titoli di testa, una città su una collina, forse Chieti, inquadrata sotto la pioggia, dall’interno di un auto, dove Giuliana De Sio sta scopando con Lino Troisi, con l’accompagnamento musicale di New York New York. Un incipit insolito e quasi scioccante. Ci sa fare Luciano Odorisio.

Mi perdo nella scena e nel resto. Poi ad un tratto dallo schermo Giuliana De Sio si rivolge a me.”Guarda Claudia, questa è la scena di un film, c’è sul copione, è un ruolo che interpreto, faccio la troia, non sono una troia. Poi farlo con un personaggio repellente come l’avvocato D’Angelo è il massimo del puttanesimo. Troisi è un gentiluomo ed un signore perbene, anche lui obbedisce al copione ed al regista. Ma per te cara Claudia è diverso. Non c’è un regista che ti dirige, non c’è un copione da imparare, non ci sono scene da girare che se non vengono come vuole il regista si rifanno. Per te non si tratta di un film, ma di vita vera. Dopo il film andrai a cena, lieti conversari. E poi hai deciso come finirà la serata? Salirai nella sua stanza d’albergo come una puttana qualsiasi o te lo porterai a casa per scopare nel letto coniugale come Madame Bovary o come una qualunque adultera di romanzetto rosa? Decidi bene, non ci sarà nessun regista che ti farà rigirare la scena“

Mi scuoto, mai successo che un’attrice uscisse dal film per parlarmi. Che razza di fantasia scatenata che ho .

Continuo a vedere il film. Roberto accanto a me è tutto concentrato nella visione .

Seguo e ora tocca a Nicolino uno Jago di provincia, ma altrettatanto odioso e cattivo interpretato perfettamente da Tino Schirinzi.

Oddio ora si ferma e parla con me: “Claudia, Claudia, ma chi te lo fa fare, farti scopare dal napoletano, ma sai quante se ne è fatte in giro per l’Italia, saresti un’altra femmina del suo curriculm vitae. Altro che grande amore della sua vita. Poi anche tu ammettilo se sei zoccola nell’anima come mi sembri scopatelo senza crearti tanti problemi. Le signore bene di Torino tutta casa e chiesa, poi all’uscita non si fanno tanti scrupoli con lo stallone di turno. Ed allora scopate, scopate, scopate.”

Dio mio sto impazzendo, le mie sono allucinazioni belle e buone. Mi sto costruendo una sorta di realtà , ma non ho capito il perché. Per decidere di scoparmi Roberto dopo il cinema e la cena, per tornare a casa come una brava moglie.

Intanto sullo schermo Zio Cesarino (Giudo Celano) che mi dice: Claudia, Claudia , ma che cazzo di vita di merda hai”

Il film si chiude con un battuta che vale anche per me, una luce di speranza “abbiamo quarant’anni, è il momento nostro”. Non li ho ancora, manca poco.

Ho raccolto i segnali, almeno li ho letti alla mia maniera.

Usciamo ed ha smesso di nevicare, passeggiamo a lungo sotto i portici di via Roma. Parliamo di tutto e di niente, parole che volano, parole sussurrate a mezza voce, lo ascolto, ma sono persa nei miei pensieri. Cosa fare dopo.

Sono quasi le due. E’ giunto il momento delle decisoni irrevocabili.

E decido io: Dai sali in macchina, è assurdo continuare a prendere freddo come due stupidi, andiamo a casa mia”

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